Serva, schiava e sposa della vita e del silenzio insieme, figlia del ghiaccio e madre solo della luna.
Per qualcuno sono stata il sole, con un sorriso ho strappato le ombre dagli angoli di qualche bocca che ho dimenticato.
Poi ricevetti un grande regalo, amai.
Vita era per me veder ridere il mio re. Sorrideva il fiume a vedermi passare, vestita di bianco come una sposa birichina.
Respiravo aria tra le tue labbra, diventavo grande per essere più degna regina, divenivo piccola perchè la vita non perdesse il suo sapore.
Puntai. Persi. Il giudice lassù non volle sapere delle onde nel cuore, non contò i sorrisi che coltivai con la mia luce.
Non fece caso alle grida, non vide mai la mia solitudine. Da lassù, dal suo trono che si intravedeva appena tra le nebbie, una voce senza direzione e una sentenza senza scalpore: esilio.
Non più sposa, ero strega. Il mio canto, accolto ovunque come un saluto, divenne sintomo di malefici e maledizioni.Non più luce, ero folle.
L'incantesimo che avevo creato perchè la luce ti avvolgesse sempre, divenne la polvere, sporca, di una ragazzina incapace.Come fu? L'amore divenne colpa.
domenica 18 marzo 2007
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