mercoledì 28 marzo 2012

la flessibilità del lavoro dipendente e la governance delle aziende

Qualcuno deve spiegarmi perchè, nelle continue discussioni sul mercato del lavoro, non si prende mai in considerazione la governance delle aziende.
Miei cari ministri e presidenti, la possibilità di abusare della flessibilità non dipende tanto da quanto sia disegnata bene la legge.
Dipende molto di più da quanta qualità c'è nella gestione dell'azienda stessa.
 
Bisogna proteggere i dipendenti dagli abusi di un'azienda malgestita, e invece lanciarli "flessibili" verso il futuro luminoso di un'azienda in grado di valorizzarli.
 
La gestione DEVE entrare nella discussione! Premiamo le aziende che gestiscono con elevata qualità e stringiamo i lacci a coloro che sfrutterebbero la flessibilità lavorativa solo per coprire finanziariamente le manchevolezze del management.
 
Inventiamo un modello di lavoro nuovo, più flessibile in entrata e in uscita; applicabile solo a quelle aziende che scelgano di aderire ad una serie di requisiti di qualità.
 
Investimenti in R&D, formazione continua ed efficace del personale, valorizzazione dei giovani, dei laureati, dei talenti.
Non troppo personale in outsorcing o in stage, non troppa differenza tra remunerazione dei manager e remunerazione degli impiegati.
Specchiata attenzione alle discriminazioni e al lavoro e carriere femminili.
 
Ecco quali aziende meritano che venga loro data maggior flessibilità. Prepariamo il trampolino per i soli migliori.
Non le aziende che non investono, che si reggono su clientelismi e abusi e fanno pagare le loro inefficienze a stagisti malpagati.
 Non i vecchi, grigi manager capaci solo di contare le ore ai dipendenti e investirli di burocrazia.
 
Accetto ogni critica e commento, ovviamente.
 
 

mercoledì 21 marzo 2012

Il tempo che cambia e la Freccia Adriatica che non c'è più

Io ho frequentato il Politecnico di Torino per sei anni. Per ognuno di questi sei anni,
visto che a casa lavorava solo papà, ho percepito una borsa di studio.
Abitavo in un collegio che costava tre milioni l'anno.
Pagavo poco di tasse universitarie. Bastava che studiassi, con la media del 25 mantenevo tutti questi privilegi.

Quando non ce la facevo più, prendevo la Freccia Adriatica e me ne tornavo a casa. Era facile. Il 58, poi dieci minuti
fino a Porta Nuova, in biglietteria pagavo cinquantacinquemila lire perchè avevo la Carta Verde.. E via.
Alle ventuno, cascasse il mondo, la Freccia Adriatica partiva, piena di emigranti come me, e al sorgere del sole mi riportava a casa.

Ora non è più così.
Il Poli adesso costa, anche se i tuoi non sono ricchi e tu sei bravo. Ce ne sono poche, mi dicono, di borse di studio.
La Freccia Adriatica, teatro di milioni di chilometri di emigranti, non esiste più. L'ha tolta.
Incredibile, per quelli come me.
Ogni tanto mi collego al sito www.trenitalia.it, perchè ancora non ci credo.
Ogni volta che ci penso piango, come i vecchietti, anche se ho trentatrè anni.
Mi sembra come se adesso ci sia una faglia, una spaccatura a metà dell'Italia, quella che da sempre la Lega immaginava e
noi meridionali ci ridevamo sopra.
Via, siamo noi la forza del Nord, siamo noi la giovinezza del Nord. Non oseranno.
Invece l'hanno fatto.
C'è un muro all'altezza delle Marche, che divide Nord da Sud, poveri da ricchi, mondo industriale da mondo agricolo.

Se alle sei del pomeriggio non ne posso più di Torino, che pure amo, non posso più correre a Porta Nuova.
Adesso, per arrivare a casa bisogna passare da Roma. Con la Freccia Argento. Ci mette quattordici ore e costa novanta euro.
E' questa l'unità d'Italia?
Uno solo che guadagna quanto Creso, ricco e grasso sino a scoppiare, otre rigonfio di privilegi, e gli altri che forse è meglio se vendo la casa?