Perchè no? Perchè non me lo lasciate fare?
Cosa c'è di così brutto,nel desiderare la morte?
Cosa di così offensivo, verso chi mi ha dato la vita?
Davvero, lo so, non provocherei il benchè minimo dannose scomparissi, se smettessi di esistere, purchè ciò avvenisse in silenzio.
Lo so.. Non v'è bambino che io nutro, non c'è persona cui faccia del bene..sulla mia spalla nessuno si appoggia.
E' così debole il mio attaccamento alla vita,che non fa che offenderne il Creatore.Sono un continuo insulto a coloro che creano,coloro che combattono,coloro che influiscono,coloro che decidono,coloro che amano, e soffrono e guardano in faccia il loro destino e il loro futuro.
Consumo risorse che il mondo, di sicuro, potrebbe impegare assai meglio.
E allora... perchè lasciarmi vivere?Esisto... a malapena. A malapena si sente il mio respiro nell'ordine del mondo,non c'è la mia forza che cambia le cose,non riesco a dirigere nemmeno gli eventi più vicini,non mi toccano nè desideri e nè grandi amori.Non costruisco niente. Non ho una storia alle spalle.
Non ho risate argentine dietro di me.
Alcuni grandi conflitti,tante sconfitte,qualche battaglia vinta e qualche compagno per dei pezzi di strada. Ma non ho cambiato nulla sul mio percorso.
Sono sempre stata accompagnata da paura ed il timore mi hanno accompagnata,essi mi hanno soffocata e paralizzata,ma mai mi sono ribellata a questi compagni,ho lasciato che mi soffocassero senza prendermela troppo.
Ho sempre camminato avvolta in una nebbia sottile,sempre guardato la mia stessa vita come vi assistessi dalla finestra.
E adesso, che ho deciso, pian piano, di smettere di esistere,di smettere di sentire il mio sangue pulsare,in modo sottile, quasi inconsapevole, destino come il destino che è sempre stato più forte,destino come le guerre che non ho mai combattuto,destino come le rivoluzioni cui ho assistito da dietro lo schermo,perchè non me lo lasciate fare?La mia vita non è altro che una giornata di pioggia di cui non sento l'acqua, ma solo i vetri appannati.
domenica 25 marzo 2007
Loro, sempre loro
"in bocca al lupo per il tuo nuovo lavoro a Milano domani, allora""già.
Spero che i tuoi nuovi colleghi siano tutti carini, liberi e disponibili".
E' bello avere delle amiche così. La favola innanzi tutto.
Io, al solito, remo contromano. Il mio sopracciglio destro coincide con l'androne di casa mentre il mio tono-del-cominco-disincanto fa:"Sicuro. Domani, appena incontro il principe azzurro, arrivo col cavallo bianco sotto casa tua, ti citofono e te lo presento".
Il disincanto, per me, coincide col citofono. Il citofono è la brusca, inelegante realtà. Ne sono così convinta che, sotto casa delle amiche, preferisco lo squillino.
Ma niente. Posso incarnare la mia parte di Desy di Hazzard quanto voglio. L'ultima parola non è MAI la mia."No no. Non devi affatto accontentarti di un cavallo solo. Assicurati che nella macchina ce ne siano un bel po'".
Spero che i tuoi nuovi colleghi siano tutti carini, liberi e disponibili".
E' bello avere delle amiche così. La favola innanzi tutto.
Io, al solito, remo contromano. Il mio sopracciglio destro coincide con l'androne di casa mentre il mio tono-del-cominco-disincanto fa:"Sicuro. Domani, appena incontro il principe azzurro, arrivo col cavallo bianco sotto casa tua, ti citofono e te lo presento".
Il disincanto, per me, coincide col citofono. Il citofono è la brusca, inelegante realtà. Ne sono così convinta che, sotto casa delle amiche, preferisco lo squillino.
Ma niente. Posso incarnare la mia parte di Desy di Hazzard quanto voglio. L'ultima parola non è MAI la mia."No no. Non devi affatto accontentarti di un cavallo solo. Assicurati che nella macchina ce ne siano un bel po'".
martedì 20 marzo 2007
Pensieri di morte
Io volevo morire... solo morire. Nient'altro.
Prima di morire, avevo stabilito di passare quell'anno laggiù, in quel posto meraviglioso sotto le montagne.
Sapevo che laggiù, lontana da tutto e vicina solo al Gran Sasso, avrei dimenticato la morte.
Sfruttando quello stesso entusiasmo ho cambiato città, ma per poco: lontana dalla montagna, la morte è tornata a bussare alla mia porta.
E' vero, vista dall'ottica di costruirsi una vita e una carriera, quel corso laggiù è stato davvero una gran cazzata.
Vista come strumento per rimandare la morte, era perfetto.
Poi, di mio, io amo la vita.
Ci ho provato sino all'ultimo, a sopravvivere. Speravo che per qualche caso avrei evitato la morte...
Speravo che il viaggio, un nuovo amore, un nuovo sogno, un nuovo lavoro, avrebbero alimentato il mio attaccamento per la vita. Mi avrebbero trattenuto qua.
Invece, nuovamente vedo che intorno a me starebbero tutti meglio se, semplicemente, io morissi. i miei genitori sono angosciati per le mie scelte inspiegabili...perchè non sanno cosa potrebbe esserne di me se loro non ci fossero più..Sono angosciati, mentre se avessero una figlia sola sarebbero felici, contenti nonni, le migliori premesse per una grande, allegra famiglia.
Invece ci sono io a stonare, instabile, triste, malinconica, spesso ombrosa e di malumore... Ma forse la morte non è semplicemente mai stato altro che il mio destino, il mio desiderio..
L'università non è stata che una scusa buona per vedere il mondo, per rendere contenti e orgogliosi mamma e papà.
A me, non è costato poi molto seguirla... Era divertente, almeno qualche volta.
Forse ce l'avevo sempre avuto in mente... Dopo la laurea, avrei fatto quelle due o tre cosette rimaste, e poi mi sarei uccisa...Ecco.. le ho terminate.. fa gelo dirlo.
Ero sicura che, se non avessi aspettato troppo, avrei potuto dare a questo mondo più felicità che dolore.
Ho fatto quelle due o tre cosette che mi hanno resa felice, che hanno regalato qualche sorriso in giro.
Le giornate in barca a vela. La gita a Madrid solo femminucce. Il viaggio nelle Cicladi zaino e tenda.
La durissima storia con D., la paura, il morso e i bellissimi momenti con lui.
Il lavoro all'università. Il master sotto le montagne del gran sasso. Un'estate come capo piscina in un villaggio turistico con la mia più cara amica. Le domeniche in snowboard con la cricca di Cava dei Tirreni.
Il viaggio in dodici persone a Valencia.Lo stage nella squadra di security di Telecom Italia. Laggiù non potevo uccidermi. Loro, in qualche modo, dipendevano dalle mie battute.
Mi aspettavano tutte le mattine per andare insieme sull'Aurelia. Andavamo tutti insieme a giocare a calciobalilla all'ora di pranzo. Ero 'fondamentale' per creare quell'atmosfera.
Dal momento in cui mi hanno cacciata da lì sono tornata ad essere un peso, torbido e inutile e grigio. Senza riuscire mai a dare gioia a nessuno.Sono andata via da quella città per non ammorbare l'aria dei miei amici.
Almeno qui do una mano ai miei a pagare l'affitto di casa. Be', se io non ci fossi, l'affitterebbero, guadagnandoci.Il mio solo esistere provoca fastidio e disagio in chi mi circonda.Davvero, ci ho provato, a salvarmi.
Ci ho provato a salvarmi, davvero. In ogni modo. Forse mi manca quel gene che fa sopravvivere. Che spinge a combattere, duplicarsi, costruire.Siamo onesti. Sarebbe infinitamente meglio, più comodo, più sereno, per tutti, se io mi addormentassi una sera per non svegliarmi mai più.
Perdonatemi. Lo so di farvi del male. Ma è solo per non farne di più. E' che io non ce l'ho, quell'istinto lì.
Io lo so perchè virginia si è affogata. Per salvare almeno lui. Che dolore dev'essere stato guardare lui ingrigire dal dolore, giorno dopo giorno, nel vederla così..
Quante volte avrà stretto i denti, dicendo a se stessa : "reagisco, lo faccio per lui.."? Quante volte avrà combattuto e quante volte avrà fallito, vedendo lui sempre più sfiduciato? Allora, avrà detto, salverò almeno lui...
Gli scriverò la lettera più bella che anima possa mai leggere, per sempre si sentirà il protagonista di una grande storia d'amore.
Ne trarrà la forza per reagire, trovarsi una moglie, generare un figlio, vivere.
Costruire.
Invece io eviterò di intristire le vite dei miei fratelli con il pensiero di me.
Se non ci sarò più essi diranno ai loro figli ' Tua zia era una donna speciale, un talento fuori dal comune', useranno la mia figura per le serene storie familiari.
Invece che abbassare la testa, dicendo 'Tua zia, be', lei ha dei problemi' e attaccare subito a parlar d'altro.
Prima di morire, avevo stabilito di passare quell'anno laggiù, in quel posto meraviglioso sotto le montagne.
Sapevo che laggiù, lontana da tutto e vicina solo al Gran Sasso, avrei dimenticato la morte.
Sfruttando quello stesso entusiasmo ho cambiato città, ma per poco: lontana dalla montagna, la morte è tornata a bussare alla mia porta.
E' vero, vista dall'ottica di costruirsi una vita e una carriera, quel corso laggiù è stato davvero una gran cazzata.
Vista come strumento per rimandare la morte, era perfetto.
Poi, di mio, io amo la vita.
Ci ho provato sino all'ultimo, a sopravvivere. Speravo che per qualche caso avrei evitato la morte...
Speravo che il viaggio, un nuovo amore, un nuovo sogno, un nuovo lavoro, avrebbero alimentato il mio attaccamento per la vita. Mi avrebbero trattenuto qua.
Invece, nuovamente vedo che intorno a me starebbero tutti meglio se, semplicemente, io morissi. i miei genitori sono angosciati per le mie scelte inspiegabili...perchè non sanno cosa potrebbe esserne di me se loro non ci fossero più..Sono angosciati, mentre se avessero una figlia sola sarebbero felici, contenti nonni, le migliori premesse per una grande, allegra famiglia.
Invece ci sono io a stonare, instabile, triste, malinconica, spesso ombrosa e di malumore... Ma forse la morte non è semplicemente mai stato altro che il mio destino, il mio desiderio..
L'università non è stata che una scusa buona per vedere il mondo, per rendere contenti e orgogliosi mamma e papà.
A me, non è costato poi molto seguirla... Era divertente, almeno qualche volta.
Forse ce l'avevo sempre avuto in mente... Dopo la laurea, avrei fatto quelle due o tre cosette rimaste, e poi mi sarei uccisa...Ecco.. le ho terminate.. fa gelo dirlo.
Ero sicura che, se non avessi aspettato troppo, avrei potuto dare a questo mondo più felicità che dolore.
Ho fatto quelle due o tre cosette che mi hanno resa felice, che hanno regalato qualche sorriso in giro.
Le giornate in barca a vela. La gita a Madrid solo femminucce. Il viaggio nelle Cicladi zaino e tenda.
La durissima storia con D., la paura, il morso e i bellissimi momenti con lui.
Il lavoro all'università. Il master sotto le montagne del gran sasso. Un'estate come capo piscina in un villaggio turistico con la mia più cara amica. Le domeniche in snowboard con la cricca di Cava dei Tirreni.
Il viaggio in dodici persone a Valencia.Lo stage nella squadra di security di Telecom Italia. Laggiù non potevo uccidermi. Loro, in qualche modo, dipendevano dalle mie battute.
Mi aspettavano tutte le mattine per andare insieme sull'Aurelia. Andavamo tutti insieme a giocare a calciobalilla all'ora di pranzo. Ero 'fondamentale' per creare quell'atmosfera.
Dal momento in cui mi hanno cacciata da lì sono tornata ad essere un peso, torbido e inutile e grigio. Senza riuscire mai a dare gioia a nessuno.Sono andata via da quella città per non ammorbare l'aria dei miei amici.
Almeno qui do una mano ai miei a pagare l'affitto di casa. Be', se io non ci fossi, l'affitterebbero, guadagnandoci.Il mio solo esistere provoca fastidio e disagio in chi mi circonda.Davvero, ci ho provato, a salvarmi.
Ci ho provato a salvarmi, davvero. In ogni modo. Forse mi manca quel gene che fa sopravvivere. Che spinge a combattere, duplicarsi, costruire.Siamo onesti. Sarebbe infinitamente meglio, più comodo, più sereno, per tutti, se io mi addormentassi una sera per non svegliarmi mai più.
Perdonatemi. Lo so di farvi del male. Ma è solo per non farne di più. E' che io non ce l'ho, quell'istinto lì.
Io lo so perchè virginia si è affogata. Per salvare almeno lui. Che dolore dev'essere stato guardare lui ingrigire dal dolore, giorno dopo giorno, nel vederla così..
Quante volte avrà stretto i denti, dicendo a se stessa : "reagisco, lo faccio per lui.."? Quante volte avrà combattuto e quante volte avrà fallito, vedendo lui sempre più sfiduciato? Allora, avrà detto, salverò almeno lui...
Gli scriverò la lettera più bella che anima possa mai leggere, per sempre si sentirà il protagonista di una grande storia d'amore.
Ne trarrà la forza per reagire, trovarsi una moglie, generare un figlio, vivere.
Costruire.
Invece io eviterò di intristire le vite dei miei fratelli con il pensiero di me.
Se non ci sarò più essi diranno ai loro figli ' Tua zia era una donna speciale, un talento fuori dal comune', useranno la mia figura per le serene storie familiari.
Invece che abbassare la testa, dicendo 'Tua zia, be', lei ha dei problemi' e attaccare subito a parlar d'altro.
L'esilio
Se nevica, loro non possono ascoltare.
Se nevica, silenzio è re dei ghiacci tutt'intorno, ognuno si stringe al cuore dell'altro.
A ciascun fiocco puoi respirare, e sotto il bianco abbagliantenessuno può tradire, non esiste vergogna,nè colpa, nè debolezza o desiderio, nè offesa.
Nè debiti, nè meschinità.Nemmeno il mio esilio pesa, se nevica.
Ritorno amica della terra,quella stessa madre che mi cacciò,urlando, che mi condannòa guardare per sempre a terra.
Se nevica, silenzio è re dei ghiacci tutt'intorno, ognuno si stringe al cuore dell'altro.
A ciascun fiocco puoi respirare, e sotto il bianco abbagliantenessuno può tradire, non esiste vergogna,nè colpa, nè debolezza o desiderio, nè offesa.
Nè debiti, nè meschinità.Nemmeno il mio esilio pesa, se nevica.
Ritorno amica della terra,quella stessa madre che mi cacciò,urlando, che mi condannòa guardare per sempre a terra.
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ghiacci silenzio la neve se ne frega
domenica 18 marzo 2007
Il processo
Serva, schiava e sposa della vita e del silenzio insieme, figlia del ghiaccio e madre solo della luna.
Per qualcuno sono stata il sole, con un sorriso ho strappato le ombre dagli angoli di qualche bocca che ho dimenticato.
Poi ricevetti un grande regalo, amai.
Vita era per me veder ridere il mio re. Sorrideva il fiume a vedermi passare, vestita di bianco come una sposa birichina.
Respiravo aria tra le tue labbra, diventavo grande per essere più degna regina, divenivo piccola perchè la vita non perdesse il suo sapore.
Puntai. Persi. Il giudice lassù non volle sapere delle onde nel cuore, non contò i sorrisi che coltivai con la mia luce.
Non fece caso alle grida, non vide mai la mia solitudine. Da lassù, dal suo trono che si intravedeva appena tra le nebbie, una voce senza direzione e una sentenza senza scalpore: esilio.
Non più sposa, ero strega. Il mio canto, accolto ovunque come un saluto, divenne sintomo di malefici e maledizioni.Non più luce, ero folle.
L'incantesimo che avevo creato perchè la luce ti avvolgesse sempre, divenne la polvere, sporca, di una ragazzina incapace.Come fu? L'amore divenne colpa.
Per qualcuno sono stata il sole, con un sorriso ho strappato le ombre dagli angoli di qualche bocca che ho dimenticato.
Poi ricevetti un grande regalo, amai.
Vita era per me veder ridere il mio re. Sorrideva il fiume a vedermi passare, vestita di bianco come una sposa birichina.
Respiravo aria tra le tue labbra, diventavo grande per essere più degna regina, divenivo piccola perchè la vita non perdesse il suo sapore.
Puntai. Persi. Il giudice lassù non volle sapere delle onde nel cuore, non contò i sorrisi che coltivai con la mia luce.
Non fece caso alle grida, non vide mai la mia solitudine. Da lassù, dal suo trono che si intravedeva appena tra le nebbie, una voce senza direzione e una sentenza senza scalpore: esilio.
Non più sposa, ero strega. Il mio canto, accolto ovunque come un saluto, divenne sintomo di malefici e maledizioni.Non più luce, ero folle.
L'incantesimo che avevo creato perchè la luce ti avvolgesse sempre, divenne la polvere, sporca, di una ragazzina incapace.Come fu? L'amore divenne colpa.
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